…il centro destra anche a Bari VOLA unito e compatto…

…ed è Pasquale Di Rella sfidante di Antonio Decaro alle prossime elezioni amministrative di maggio…

Abbiamo fatto a Pasquale di Rella alcune domande…

Di Rella ha risposto punto per punto, senza trionfalismi né polemiche inutili…

…Sono stato invitato a partecipare dall’onorevole Sasso della Lega e dal segretario provinciale della Lega Balducci. La mia ferma opposizione a Decaro è stata riconosciuta dell’onorevole Gemmato di Fratelli d’Italia. La mia candidatura alle primarie è stata accettata da un comitato di garanzia. Ben 14mila baresi si sono recati in Fiera, 7.100 dei quali hanno preferito me ai miei prestigiosi colleghi, per dire che la coalizione composita, guidata da una persona che ha saputo rinunciare a un incarico prestigioso e ad un’indennità di carica di 4 mila euro mensili un anno e mezzo fa…

Abbiamo la possibilità di mandare a casa una coalizione che ha tradito gli impegni con gli elettori; ha tradito quella che era la sua formazione culturale e politica, allontanandosi dalla gente che ha bisogno, dalle periferie, dal commercio. Quindi sono convinto che nessun partito di centrodestra e nessuna lista civica vorrà perdere questa occasione storica. Farò la mia campagna elettorale al fianco di Romito e Melchiorre ed entrambi saranno presenti in Giunta quando vinceremo le elezioni…

Quando arriverà il programma?
Quando i partiti della coalizione e le liste civiche nelle prossime ore si siederanno attorno a un tavolo e formeranno un programma snello, credibile, attuabile e condiviso. I programmi non vanno solo presentati, ma realizzati. Ricordo che Decaro disse che il Palazzo di Giustizia doveva essere costruito nella caserma Briscese, poi sappiamo com’è andata a finire la vicenda. Mi ricordo anche che Decaro promise un solo mandato, invece me lo ritrovo candidato per l’ennesima volta.

Link: https://bari.ilquotidianoitaliano.com/

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Nostradamus e la terza guerra mondiale: avverrà nel 2019

Arriva l’allarme di alcuni ricercatori francesi che studiano le quartine dell’astrologo francese: nel 2019 si arriverà al terzo conflitto mondiale, da una parte America ed Europa, dall’altra Russia o Cina

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…adottiamo un meridionale ci conviene

di Canio Trione,

economista, console onorario della Repubblica di Lettonia

In risposta all’articolo apparso il 13/11/2018 sul quotidiano Libero dal titolo “Ci toccherà adottare un meridionale a testa”. Il presente è un articolo che non vuol chiedere alcun aiuto per il Sud bensì intende risuscitare la fierezza di essere “meridionali” rispetto alle infondate accuse di assistenzialismo che ancora ci piovono addosso e che sono il sintomo di una diffusa ignoranza fomentata da un modello perdente di economia. Ogni tanto qualche valligiano prealpino viene preso da conati antimeridionalisti. L’oggetto? Certo non sottili disquisizioni filosofiche ma, manco a dirlo, soldi, che loro ritengono vengano dilapidati al sud. Si tratta di un fenomeno di sottocultura collettiva che unisce ai detti valligiani talune categorie di meridionali e segnatamente i notabili del sud che da sempre sono al soldo del grande capitale nordico e della burocrazia romana. A dispetto di costoro però leggiamo che grandi nomi di imprese settentrionali passano nel portafogli di stranieri non perché produttrici di grandi profitti ma solo per il loro brand! La struttura produttiva non viene ritenuta produttiva di nulla se non di perdite e quindi viene mollata al più presto ad ulteriore dimostrazione che quelle imprese in una economia mondializzata e non assistita non possono sopravvivere e non interessano a nessuno. Leggiamo anche che la tecnologia e la grande industria che la utilizza produce esclusi (non semplici disoccupati, ma esclusi cioè dei disadatti alle nuove condizioni e quindi privi di speranza) che vanno a popolare i portici e le stazioni di tutto il nord mentre ad Irsina o a Matera -che pure non navigano nell’oro- a tanta bassezza non si arriva. Un fallimento umano e economico del sistema grandindustriale totale e privo di appello. Leggiamo ancora che molte banche del nord gestite da gente del nord hanno prodotto faraoniche distruzioni di ricchezza mentre proprio governanti settentrionali ne hanno decretato la fine. Così assistiamo a veementi e legittime proteste di piazza contro una governance (è un eufemismo) del settore del credito e delle singole banche; proteste tendenti a chiedere alla politica che ripiani le perdite di borsa subite dai finanzieri settentrionali addebitandole al mite e docile contribuente: pretendere che lo stato paghi per le perdite di borsa è agghiacciante. Leggiamo che per dare un senso alto e forte ad un Expo lo si è cercato nel cibo e cioè nel prodotto più identitario che il sud abbia potuto creare e che viene rappresentato come caratteristica del nord o dell’Italia intera. Caratteristica identitaria –il nostro cibo- talmente vincente da non temere uguali ma solo le imitazioni. Leggiamo che il progresso industriale ha portato al nord un inquinamento ormai generalizzato che impone un massiccio blocco di parte della mobilità privata in tutta la pianura padana. Inquinamento che non solo significa un semplice arresto fisico di molti automezzi in orari differenti da comune a comune, ma, quello che più conta, un fallimento totale e inappellabile del modello economico energivoro e cioè grandindustriale. Così, per non parlare dei problemi sistemici semplicemente perché non sanno cosa dire e tanto meno sanno cosa fare, alcuni giornalisti del nord preferiscono parlare di temi irreali o luoghi comuni come quello dei terroni piagnoni e assistiti o camorristi. Immagini poi sostenute vivamente da alcuni meridionali che lucrano nel rappresentare al cinema o in tv i nostri –pochi- panni sporchi proprio per enfatizzarne l’aspetto spettacolistico. Così mentre il Mezzogiorno dà fisicamente da mangiare a varie decine di milioni di persone raccogliendo -per esempio- le olive o l’uva per 20 centesimi al chilo (contributi inclusi); mentre il mezzogiorno fornisce all’intera Italia quasi tutta l’energia verde che consuma; mentre le nostre banche e i nostri risparmiatori del sud stanno difendendosi a denti stretti dai pescecani che vorrebbero mettere le mani sui risparmi dei meridionali ancora esiste qualche ignorante che volutamente non vuole riconoscere che l’Italia si fonda sulla piccola impresa unica creatrice di ricchezza la quale non solo eroicamente resiste alle politiche mondialiste, ragionieristiche e rigoriste ma sostiene banche, previdenza e grandi imprese mal gestite e assistite dalla politica. piccola impresa presente dappertutto ma segnatamente al sud.

link: http://www.scriptamoment.it/2018/11/29/a-natale-adottiamo-un-meridionale-ci-conviene/

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…è Natale anche a Mola

…è Natale anche a Mola, non sembrerebbe dopo l’euforia del primo giorno, con tanto “strombettare” e pasti luculliani per promuovere ciò che solo nella fantasia di maggioranza e opposizione esisteva, non al comune come si dovrebbe fare, ma ad una tenuta che non ha tenuto…Ma come sempre i volontari, i commercianti le iniziative dei privati hanno dato odori e calore natalizio…ma si sa ormai da tempo:

Mola è bellissima…

Martino Schiraldi come sempre con la volotà e la passione ha allestito il presepe presso la “sua dimora”: il giardino di don Pedro offre la visione ad un presepe costruito con pazienza in un ambiente suggestivo, da visitare…noi ci siamo andati e l’invito è esteso a tutti, per la gioia dei bambini e non solo..

 

Filastrocca di Natale,
la neve è bianca come il sale,
la neve è fredda, la notte è nera
ma per i bambini è primavera:
soltanto per loro, ai piedi del letto
è fiorito un alberetto.
Che strani fiori, che frutti buoni,
oggi sull’albero dei doni:
bambole d’oro, treni di latta,
orsi dal pelo come d’ovatta,
e in cima, proprio sul ramo più alto,
un cavallo che spicca il salto.
Quasi lo tocco… Ma no, ho sognato,
ed ecco, adesso, mi sono destato:
nella mia casa, accanto al mio letto
non è fiorito l’alberetto.
Ci sono soltanto i fiori del gelo
sui vetri che mi nascondono il cielo.
L’albero dei poveri sui vetri è fiorito:
io lo cancello con un dito.

Buon Natale e felice anno nuovo, speriamo

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…i gatti della Montessori

…così li ricorderemo, giocosi, belli, una famiglia felice…qualcuno, inserviente, mamma di qualche bambino, qualche buon cuore del vicinato, li accudiva, volontari, infondo come tutti gli animali si accontentavano di attenzioni e coccole, acqua e un poco di mangiare che non gli facevano mancare. Giocavano e non davano fastidio, siamo sicuri…cosa possono fare, al massimo dare la caccia ai ratti…

Credevano che gli umani sono tutti buoni…si fidavano, così senza sospettare qualche lurido bastardo è riuscito a carpire la loro fiducia ed hanno ingerito qualche “pasticca avvelenata”. Mamma e “cucciolata” morti avvelenati, ora speriamo che chi lo ha fatto faccia la stessa fine, non veleno non lo merita, un male quello che non perdona…

“li ricorderemo così, i gatti della Montessori”

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Mola: genitori chiedono accesso al centro riabilitativo

Da anni, lottano per poter far frequentare ai loro bambini, disabili, un centro riabilitativo diurno. Si sono rivolti persino al Tribunale, che però ha dato ragione alla Asl. Ma i genitori di cinque disabili di Mola, tra gli otto e i quattordici anni, non mollano: si sono rivolti al presidente Emiliano e al direttore della Asl, e spingono perché si faccia presto

 

Servizio di Guglielmina Logroscino

Riprese di Cosimo Caragiulo

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COMPRA ITALIANO

Melegatti, il lievito madre di 124 anni fa salvato da due operai Davide Stupazzoni e Matteo Peraro.
A Natale compra Melegatti, buono, italiano e aiuti una azienda a non morire…

 

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