Non trascurate i disabili

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Mola come non si è vista mai…

Ci sono molesi e molesi, tutto il mondo è paese, ma i porci sempre tra i nostri piedi…e che caxxio

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MARTUCCI: DENUNCIATI TRAFFICI SOSPETTI – 10 agosto 2017

 

 “Città Nostra” on line ha pubblicato il 29 aprile scorso l’articolo “Strani traffici in quel di Martucci…” basato sulla segnalazione di fonti a noi vicine.

All’articolo non seguì l’interessamento di alcuna associazione ambientalista, né (crediamo) di alcuna Autorità.

Ora, invece, l’Associazione “Chiudiamo la discarica Martucci” ci invia un comunicato stampa (con allegato un esposto-denuncia) che getta una nuova luce inquietante su quanto circonda da tempo quella misteriosa discarica.

A MARTUCCI TRAFFICI CHE POCO CI CONVINCONO

Mentre impazza il caldo e le ferie distolgono dal mantenere alta la guardia su quanto accade in contrada Martucci, intorno a mezzogiorno del 7 agosto, con temperature prossime ai 40 °C, si registra un traffico insolito sulla Strada Provinciale 66 che da Mola porta alla Strada Provinciale 240 (che collega Rutigliano a Conversano). Camions che lasciano la SP 240 ed imboccano la SP 66 si dirigono nella strada rurale che porta all’ingresso degli impianti di trattamento rifiuti di contrada Martucci. Non sono automezzi noti di RSU, bensì auto articolati con tanto di scritta “Rifiuti speciali” e le sigle E ed R, rispettivamente “veicoli ecologici” e “Rifiuti pericolosi”. Chi passa per caso di lì a quell’ora resta sorpreso, sapendo che a Martucci non si trattano rifiuti pericolosi, né tanto meno si smaltiscono e ci passa inoltra immediatamente la comunicazione. Il nostro intervento è tempestivo e si mobilitano prontamente tutte le Autorità competenti, da quelle politiche a quella di Polizia, per i controlli del caso e noi stessi ci rechiamo senza indugio sul posto per verificare di persona.

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Fonte: https://www.citta-nostra.it/

 

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…i padroni sono loro?

Arch. Eugenio Lambardi

Gentile arch. Guendalina Salimei

Chi le scrive è un collega, ma anche e fondamentalmente un abitante di Bari, che ama la propria città e per essa ha operato nel volontariato socioculturale per decenni.
Da orami quasi due anni proviamo a farle giungere messaggi, proposte, inviti atti a migliorare l’intervento progettuale su via Sparano che in migliaia avevamo percepito come molto, troppo lontano dal nostro intendere la strada più identitaria della città. Una strada fruita da sempre come luogo per l’incontro, la socializzazione e “anche” per gli acquisti. La strada che già l’arch. Giuseppe Gimma, estensore del piano di espansione della città antica , aveva percepito come fondamentale nello sviluppo del nuovo borgo Murattiano e che tale era rimasta fino ad oggi.

Una strada massacrata negli anni Sessanta e Settanta dall’ingordigia della speculazione edilizia e i cui frammenti ottocenteschi e del primo Novecento rimasti erano stati cuciti insieme con l’arrivo del “filo verde” costituito dalle palme. Non erano elemento storico, ma a quella presenza ci eravamo abituati, proprio per quella capacità di filo conduttore. Giovani e anziani trovavano rifugio su quelle sedute, nate brutte ma sotto l’ombra. Sentivamo tutti bisogno di una rinfrescata, di una risistemata della strada, con una semplice pavimentazione che finalmente la portasse a piano unico, lasciandole però integre tutte le belle pagine di storia, delle nostre storie.

Poi, dieci anni fa arrivò Lei, con un progetto che, pur rimasto a ristretta conoscenza degli addetti ai lavori, aveva suscitato molte, troppe perplessità. E la reazione ci fu e fu forte, anche e specialmente sulla decisione di eliminare completamente la presenza di alberature, che altri progettisti avevano invece addirittura fortificato, sostituendo le palme con altri alberi a doppio filare. Ci aveva provato successivamente anche Lei, arch. Salimei, ad aggiungere il verde, per poi decidere invece di far blindare il progetto da Comune e Soprintendenza.
E dopo dieci anni, quando ci si era quasi dimenticati di quel concorso e del suo esito, torna d’improvviso e di prepotenza la decisione di portarlo ad esecuzione. Dieci anni sono tanti, nel frattempo è cambiato il mondo, che annaspa tra eventi meteorici sempre più estremi. E ovunque si sta investendo massicciamente sul verde nei centri storici. Da due mesi a Bari si soffoca in un caldo atroce, ma da un momento all’altro sprofonderemo anche noi sotto una valanga d’acqua. Ma quel progetto di dieci anni fa è stato portato ad esecuzione così com’era, anzi per molti versi anche peggiorato. Lei giunse a Bari lamentando il timore che, come le avevano detto, noi poveri mortali o piccoli professionisti non fossimo capaci di comprendere la grande opera; e ironizzò sulla richiesta di ripristinare la presenza di verde: “Via Sparano non ha bisogno di ombra, ci pensano gli alti edifici”, disse. Ma in via Sparano, c’è mai stata? E davvero, tra tanto cemento e asfalto, non ha percepito il bisogno di respirare, di immergersi nella bellezza dei colori?

Con la cantierizzazione, le prime sconcertanti scoperte: un rilievo certamente non esecutivo ha portato ad imporre pendenze fortemente fuori dalle norme e che se verranno collaudate, causeranno al tecnico firmatario non pochi problemi. Pare che per realizzare il progetto sia stata utilizzata la proiezione di Google Map: se così fosse, davvero non si tratterebbe di un progetto esecutivo pagato come tale, ma di un brutto intervento molto superficiale, che neanche un giovane studente avrebbe immaginato.

Scopriamo che le pavimentazioni nella loro parte bianca sono in conglomerato cementizio ed in quella grigia in tenera pietra lavica, non certo la pietra basaltica a cui Bari era storicamente abituata: in entrambi i casi, materiale poverissimo e fortemente assorbente, tanto che ad un mese dalla realizzazione i due isolati estremi offrono l’immagine di gran lunga peggiore presente in tutta la città: pietra annerita dalla sporcizia e dalle grosse macchie assorbite in modo ormai permanente, tanto che a nulla è servita la doppia idropulitura tentata con prodotti normalmente idonei.

Scopriamo che le isole verdi, inizialmente previste per pedonalizzare le strade trasversali, serviranno solo a restringere la carreggiata e a rallentare il traffico veicolare, con una sistemazione di alcune panche con schienale a due metri dalle auto in movimento. E che gli alberi, che pur ci erano stati concessi al posto delle piccole fioriere da Lei previste, si sono nuovamente ridotti in numero e in dimensione.

Scopriamo che le panchine, rigettate dall’intera città perché inadatte ad una strada di socializzazione e non certo solo di shopping (come invece da lei più volte rimarcato), sono tanto brutte e tetre da aver infine convinto anche il sindaco della loro inaccettabilità. E che i famigerati cubi, posti a fianco della planimetria di Bari vecchia che si cerca ora di tutelare prima che diventi più nera e zozza del resto della strada, non sono soltanto scomodi, ma tristi, tanto da trasmettere un senso di tristezza e di solitudine a chi si siede per qualche minuto: un panorama di persone sole che stanno lì mentre a pochi metri i tavolini di una gelateria dicono tutto l’opposto. Mi sorge un dubbio…
E ora attendiamo cosa sarà degli altri tre gruppi di sedute, con gli stessi cubi e anche cilindri monoposto sistemati su una pavimentazione da inclubo: ma lei, il significato di “salotto” lo conosce?

Abbiamo provato in tutti i modi a confrontarci costruttivamente con il sindaco Decaro, l’assessore Galasso e l’intera Giunta comunale; ma tranne pochi momenti di comunicazione e di apparente apertura, l’assenza di qualsivoglia riscontro è stata il segno più significativo in questa sconcertante vicenda. Che avrebbe da subito dovuto vederLa confrontarsi con noi cittadini, visto che non si trattava di un progetto per una casa privata, bensì per un comunità. Alla quale non vanno imposti i segni che un singolo progettista ritiene, risultato, come scriveva stamane una signora, “del proprio ego”. Lei avrebbe umilmente dovuto comprenderla la città, prima di intervenire; avrebbe dovuto entrare profondamente nella storia di via Sparano e nelle abitudine che nel tempo l’avevano plasmata, ma non l’ha fatto. Avrebbe dovuto capire dalla gigantesca mole di contestazioni, di cui Vittorio Sgarbi, pur nei limiti del suo comportamento, si è reso portavoce nazionale, che qualcosa davvero sta andando sorto. Ma ha voltato le spalle, perché noi il Suo progetto come Le era stato detto, non lo abbiamo capito.
Ha sbagliato tutto, ma davvero tutto, arch. Guendalina Salimei, anche perché un progettista che dopo un decennio ha l’opportunità di rivedere un suo lavoro e non sa invece cogliere l’occasione di utilizzare l’enorme esperienza nel frattempo accumulata, non dovrebbe operare in un tale contesto. Probabilmente la scala urbana, di gran lunga più complessa di quella puramente architettonica, non le si addice. Fa parzialmente in tempo a rivedere quello che sta accadendo, come del resto inutilmente è stato richiesto al sindaco: blocchi i lavori, riveda i materiali di pavimentazione, lasci perdere quelle sedute da incubo. E dimentichi l’effetto cannocchiale, grazie al quale saremo condannati a vedere solo tante, ma tante brutture, riportando uno o due filari di alberi nella nostra via Sparano. La nostra, non la Sua. Negli interventi pubblici in atto, gran parte dei Comuni vicini a Bari stanno risultando di gran lunga più belli e accoglienti della nostra città: ci pensi!

Mi spiace se non avrà compreso il senso costruttivo di quanto le ho lungamente scritto. A Sua differenza, io per i miei concittadini nutro il massino rispetto.
Cordialmente,
arch. Eugenio Lombardi – Laboratorio Urbano, Associazione Ecomuseale del Nord Barese e Comitato “Cittadini per via Sparano”

Fonte: https://www.facebook.com/eulombardi/posts/10209529295204676 

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…i sogni svaniscono all’alba…

di Andrea G. Laterza

Si illumina la facciata di Palazzo Roberti, ma all’interno c’è l’inferno…

PER IL COMMISSARIO PREFETTIZIO DOTT.SSA SCHETTINI NON CI SONO SOLDI, NEMMENO PER LA BONIFICA IGIENICO-SANITARIA.

Deludente risposta per Palazzo Roberti del Commissario prefettizio dott.ssa Schettini al Soprintendente ai Beni Artistici della Città Metropolitana di Bari.

E’ quanto appare evidente dalla lettera che la dott.ssa Schettini ha inviato il 14 luglio scorso: e che solo ora “Città Nostra” apprende, dopo averne dovuto chiedere copia al Comune, sebbene la nostra associazione culturale avesse originato la segnalazione.

In sostanza, il Comune di Mola risponde che non ci sono soldi neppure per effettuare gli indispensabili provvedimenti d’urgenza.

Evidentemente, nemmeno per eseguire la necessaria e doverosa bonifica igienico-sanitaria dello storico edificio (della quale non si fa neppure cenno!), interamente colonizzato dai colombi che hanno prodotto (e producono incessantemente) quintali di escrementi, che rendono inagibile tutto l’edificio e che espongono i residenti nella zona (in specie delle vie Buttaro, De Marco e Van Westerhout) al pericolo di gravi infezioni.

Tutto questo mentre si illumina la facciata del palazzo, nascondendo lo scempio che si è consumato (e che continua ad aggravarsi) all’interno, dopo almeno 12 anni di assenza di interventi di manutenzione ordinaria: le amministrazioni che si sono succedute dal 2005 non sono neppure riuscite a chiudere le finestre e neppure i vetri rotti sono stati sostituiti, per impedire che la colonizzazione dei volatili diventasse totale.

Gli ultimi lavori, come dimostra la relazione del Capo settore Urbanistica e lavori pubblici ing. Vito Berardi (allegata alla lettera della dott.ssa Schettini), risalgono infatti al 2000 e nel marzo 2002 il palazzo fu esibito nelle sue parti visitabili (piano terra ristrutturato e salone delle feste restaurato) nella “Giornata di primavera” organizzata dal FAI, la prestigiosa fondazione che si occupa della salvaguardia del patrimonio architettonico, artistico e culturale italiano.
Fonte: https://www.citta-nostra.it

 

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Splendida

 

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Pizzeria Stella dal 1956 a Mola di Bari

 

Come a casa, fuori e dentro, confort e simpatia, pizze ottime di ogni tipo, panzerotti, contorni, bevande basta chiedere…un vero piacere……………

 

Pizzeria  “Stella”  di Demetrio Francesco, via Trotti 3, Trav. Corso Umberto I

Mola di Bari. tel. cell. 347 960 25 72         e-mail: demetriofrancesco@libero.it

 

 

 

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…senza parole

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